è arrivata anche la crisi finanziaria, evviva la crisi!

Sabato, 22 Novembre 2008 di Massimo Donda

è da anni, ormai, che il nostro settore calzaturiero è in crisi. I produttori sono in crisi per la concorrenza estera, sia quella cinese, che quella di tutte le altre provenienze, che continuano incessantemente a gonfiare le importazioni e contemporaneamente a far calare le esportazioni e la produzione italiana ed europea. I rivenditori sono in crisi strutturale perchè: 1) continuano a soffrire per la continua aumentata concorrenza, sia di grandi catene a libero servizio, che offrono minori servizi, ma anche la percezione di migliori prezzi; sia dell’apertura di centri commerciali, che spostano il baricentro degli acquisti; sia per l’apertura nei centri storici di catene di proprietà industriale, che fanno tabula rasa delle migliori posizioni dello shopping; sia per l’apertura di outlet, sempre più pubblicizzati come l’unico toccasana per il portafoglio impoverito del Consumatore; 2) I rivenditori continuano a soffrire perchè i costi diventati incomprimibili aumentano ogni anno, mentre il mark up “suggerito” dall’industria è costante da decenni; 3) I rivenditori continuano a soffrire perchè l’interesse dei Consumatori si sposta anno dopo anno allontanando i propri interessi dall’abbigliamento calzature verso nuove modalità di consumo, come telefonia, viaggi ed estetica, inesistenti e/o irraggiungibili solamente due decenni fa. Siamo abituati alla crisi, ci sguazziamo da decenni e purtroppo, su di noi si vedono bene i segni …. Questa crisi finanziaria, non è però una crisi come tutte le altre, seppure si trattasse già di crisi strutturali e non mai di crisi congiunturali. Questa, non a caso, viene chiamata la “tempesta perfetta” perchè alla crisi economica di settore già in atto si somma quella finanziaria esogena; basterebbe una sola delle due per metterci in ginocchio… Ebbene, non possiamo ovviamente, risolvere i problemi nuovi con gli strumenti vecchi, non possiamo ispirarci all’esperienza passata per risolvere anche questa crisi, dobbiamo trovare assolutamente strumenti nuovi per affrontare e vincere (o almeno non farci sottomettere) da una crisi talmente nuova e di tali ingenti proporzioni, che ci sta arrivando addosso. è fin troppo banale sostenere che dopo ogni tempesta riappare immancabilmente il sole e che è proprio dei momenti più bui di crisi che le aziende sul mercato si auto selezionano. Si separano quelle virtuose ed innovative, che avranno durante il successivo momento di sereno la strada in discesa, da quelle che non avranno, invece, saputo o potuto rinnovarsi e che spariranno dal mercato (oppure verranno fortemente ridimensionate) dando così molto più spazio alle prime. Ogni crisi porta sempre delle opportunità ma solo per chi sa coglierle! E non si piange addosso. Sta in noi riuscire in questo drastico momento di selezione Darwiniana farci trovare nel primo gruppo e non nel secondo. Dobbiamo rassegnarci ad un lungo periodo di apnea, per fortuna che negli ultimi anni ci siamo molto allenati…. Dobbiamo essere in grado nei prossimi giorni di fare di più con meno e dare di più con meno. Un vero paradosso che però è l’unica chiave d’uscita possibile. Cosa significa? Significa riuscire a mantenere ed aumentare i servizi spendendo di meno e quindi diminuire drasticamente i costi e contemporaneamente abbassare i prezzi offrendo prodotti migliori. Sembra una sfida impossibile ma è quello che ci chiede il mercato…. Yes we can ! Anche noi dobbiamo far intimamente nostro lo slogan americano di rivincita, nel futuro a brevissimo termine ci attende un fortissimo colpo di reni. Ci sarà un nuovo inizio su nuove basi. Dobbiamo concentrarci sulla cosiddetta legge di Pareto o dell’80/20. Dobbiamo concentrarci sul 20% di clienti, che ci fornisce l’80% di fatturato, sul 20% di fornitori, che ci fornisce l’80% dell’acquistato, tutti gli investimenti vanno ridimensionati in quest’ottica, tutti i tagli vanno studiati in quest’ottica. Ma, non dobbiamo mai assolutamente farci prendere dal panico, non dobbiamo mai pensare che ci sia anche una sola piccola possibilità che noi saremo nel secondo gruppo e non nel primo, in mezzo a tanta crisi, un po’ di sano ottimismo non è solamente utile ma veramente necessario! Fiducia! Fiducia – Trust, è ciò che manca di più oggi, ancora più che denari… Questa, non deve mai venir meno in noi stessi, ma, contemporaneamente, è ciò che dobbiamo fornire in abbondanza anche agli altri, ai clienti, ai fornitori, ai dipendenti, alle banche, alla famiglia. Senza fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità reattive, nelle nostre aziende, nel mercato, saremo irrimediabilmente condannati a auto candidarci al famoso “secondo” gruppo! Una cosa è certa, nei prossimi anni vedremo diminuire gli investimenti in nuovi superfici: meno centri commerciali, meno outlet, meno catene nei nostri centri città, maggiori possibili, invece, per il dettagliante tradizionale di sfruttare il proprio asset principale: la fiducia. La fiducia che abbiamo saputo conquistarci in anni di rapporti con il Consumatore e che oggi è venuto il tempo di mandare all’incasso. Il dettagliante deve porsi quindi non come , magari, l’opzione più economica in assoluto per il Consumatore, ma invece come quella, in un periodo di grandi incertezze, più sicura e avulsa da rischi di cui poi potrebbe pentirsi. Il retailer tradizionale deve farsi percepire dal Consumatore come ciò che il BOT è stato per il risparmiatore per tanti anni, un sicuro rifugio che fornisce magari bassi rendimenti ma la totale sicurezza da possibili “bidoni”.

Un augurio di “buona crisi” a tutti !

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