Una nuova (inutile?) ritenuta alla fonte: l’art. 25 D.L. 78/2010.

Mercoledì, 14 Luglio 2010 di Andrea Azzano

L’art. 25 del DL. 78/2010 del 31.05.2010, in corso di conversione, ha introdotto una nuova fattispecie di ritenuta alla fonte a titolo di acconto delle imposte sui redditi, a carico degli imprenditori e professionisti che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi, in relazione ai quali il contribuente possa beneficiare delle cd. detrazioni del 36% (spese di recupero del patrimonio edilizio) o del 55% (spese per l’incremento del risparmio energetico), argomento cui il Gruppo Professionisti di Federservizi ha già dedicato attenzione nel convegno dello scorso novembre 2009.

Dispone l’art. 25 del citato D.L. 78/2010:

<<1. A decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane SPA operano una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta. Le ritenute sono versate con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 2007 [recte: 1997, n.d.r.], n. 241. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono individuate le tipologie di pagamenti nonché le modalità di esecuzione degli adempimenti relativi alla certificazione e alla dichiarazione delle ritenute operate.>>

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30.06.2010 ha così disposto:

<<1.1 Le banche e le Poste Italiane SPA che ricevono i bonifici disposti per le spese di cui al punto 1.2, operano, all’atto dell’accredito dei pagamenti, la ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa.

1.2 La ritenuta di cui al punto 1.1 è effettuata sui pagamenti relativi ai bonifici disposti per:

a. spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio, ai sensi dell’articolo 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni;

b. spese per interventi di risparmio energetico ai sensi dell’articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni.>>

Completa il quadro regolatorio la Ris. 65/E del 31.05.2010 istitutiva del codice tributo con il quale le banche e Poste Italiane S.p.A. sono tenute a versare all’Erario le ritenute operate.

La norma primaria e la disciplina di attuazione sollecitano notevoli dubbi interpretativi e problemi pratici, non senza sollevare qualche dubbio teorico a livello di ricostruzione dell’istituto.

All’atto pratico, l’art. 25 D.L. 78/2010 introduce una nuova fattispecie di ritenuta alla fonte: si tratta cioè di un’imposta prelevata in anticipo rispetto alle ordinarie scadenze di versamento di acconti e saldi – tipicamente giugno/luglio e novembre di ogni anno – da parte di un soggetto che non è il debitore dell’imposta, ma un terzo  (il sostituto di imposta: tipicamente il datore di lavoro per le imposte dei dipendenti) o addirittura, nel caso di specie, da un “quarto”, cioè l’intermediario (banca o posta) tramite il quale avviene il pagamento.

Proviamo rapidamente a rispondere ad alcune domande:

1 - Quali pagamenti vengono colpiti dalla ritenuta?

2 - Chi ne è colpito?

3 - Su quale base viene calcolata?

4 - Quali effetti produce?

5 - Perché è stata introdotta?

1.- Si è detto che la ritenuta viene operata dalla banca o da Poste Italiane e va a colpire i pagamenti che per disposizione di legge devono essere effettuati a mezzo bonifico bancario, affinché il soggetto pagatore possa beneficiare della deduzione dell’onere o della detrazione dall’imposta.

Attenzione: quanto appena riferito vale nella misura in cui si noti come il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate abbia operato una notevole restrizione del possibile campo applicativo della nuova ritenuta alla fonte, limitandolo quindi ai soli pagamenti che danno diritto alla detrazione del 36% sulle spese di recupero del patrimonio edilizio e del 55% per quelle relative agli interventi di risparmio energetico.

A ben vedere però l’art. 25 D.L. 78/2010 non si limita a queste due fattispecie, ma addirittura abbraccia gli oneri deducibili e, con una lettura estensiva non irragionevole, potrebbe applicarsi a tutti i bonifici per i quali il soggetto pagatore (il contribuente) avrebbe titolo per inserire nella propria dichiarazione dei redditi la spesa in questione tra quelle che danno diritto a fruire di detrazione di imposta, potendosi quindi spaziare dalle spese funerarie, alle rette corrisposte per la frequenza di asili nido.

In questo senso bene ha quindi fatto l’Agenzia delle Entrate a limitare, per il momento, la portata dell’innovazione, ma lo spiraglio rimane aperto … a nuove complicazioni.

2.- Ad oggi i soggetti colpiti sono quegli imprenditori e quei professionisti che prestano la loro opera o il loro servizio in attività rientranti tra quelle agevolabili: si spazia quindi dall’impresa edile appaltatrice dei lavori al rivenditore di materiale edile che venda il materiale al contribuente, il quale poi affida l’esecuzione dei lavori con contratto d’opera, al progettista incaricato, ecc.

3.- La base di calcolo è invero oscura. Tecnicamente, trattandosi di ritenuta a titolo di acconto sull’imposta sui redditi, dovrebbe essere commisurata sul cd. imponibile, prima quindi dell’addebito dell’IVA e, per i professionisti, prima anche dell’addebito del contributo previdenziale addebitato al cliente, in quanto anch’esso non ha per il professionista natura reddituale.

Ove si pensi che in questo specifico comparto convivono differenti aliquote IVA (4%-10%-20%) e sovente differenti aliquote contributive, all’atto pratico il soggetto pagatore (mediamente inconsapevole delle peculiarità del fisco) deve recarsi in banca o all’ufficio postale munito di copia della fattura ed individuare insieme all’addetto allo sportello (mediamente di poco meno inconsapevole, rispetto al contribuente, delle peculiarità del fisco) l’imponibile corretto sul quale applicare la ritenuta!  E ciò per tacere delle procedure interne che Banche e Poste dovranno attivare per l’effettuazione di tale ritenuta.

Il dubbio, nemmeno tanto remoto, è che - per semplicità - l’intermediario (banca o posta) operi la ritenuta del 10% sul complesso dell’importo bonificato, con buona pace della corretta base imponibile, tanto (così pensa l’intermediario) il professionista e l’imprenditore indicheranno la ritenuta subita nella prossima dichiarazione dei redditi e quindi pagheranno meno tasse … “dopo”.

4.- Quali effetti produce la ritenuta di nuova introduzione? Delle complicazioni operative si è detto sopra.

Per il soggetto pagatore, nessun effetto si verifica: era debitore di 100, bonificherà 100 e dal suo conto uscirà 100.

Per il professionista e l’imprenditore, l’effetto immediato è quello di un drastico drenaggio di liquidità finanziaria, che di questi tempi non è proprio il benvenuto.

In seguito entro il prossimo 28 febbraio 2011 riceveranno da diverse banche e da Poste Italiane le certificazioni sulle ritenute operate sui compensi e corrispettivi loro versati dai clienti.

Tali ritenute andranno quindi indicate nella dichiarazioni dei redditi per l’anno di imposta 2010 e finalmente concorreranno a diminuire, a livello finanziario, l’esborso dovuto all’erario.

In buona sostanza, con questo meccanismo a regime, l’erario ottiene dal professionista e dall’imprenditore un anticipo finanziario per un periodo variabile da un minimo di 6 fino a 18 mesi.

5.- Circa le finalità della norma di nuova introduzione, di solito è un aspetto che viene trattato all’inizio di una esposizione. Questa volta ne trattiamo in coda, perché la domanda di fondo diventa: ne valeva la pena?

La rubrica dell’art. 25 D.L. 78/2010 con un’enfasi fuori luogo recita: “Contrasto di interessi”. Al di là del fatto che non sia stato usato il termine “conflitto” evocativo di tutt’altre vicende, la norma si propone di incidere immediatamente con un prelievo fiscale una transazione finanziaria che dà diritto al soggetto pagatore ad una detrazione di imposta, ma che non sempre il soggetto percipiente andava ad indicare tra i ricavi della propria attività.

Ammesso che il comportamento deviante da parte del professionista e/o dell’imprenditore fosse effettivamente ricorrente, se cioè l’imprenditore, pur percependo il corrispettivo a mezzo bonifico bancario, poi non indicava il provento tra i propri ricavi, l’istituzione di questa ritenuta non appare in grado di soddisfare l’esigenza di controllo del fisco, nella misura in cui tale controllo ben poteva avvenire con i penetranti strumenti già oggi a disposizione dell’amministrazione finanziaria: si pensi solamente alla possibilità per l’Agenzia delle Entrate di attivare, sulla scorta di un controllo delle detrazioni di imposta dichiarate dal contribuente, un ulteriore controllo sulle movimentazioni finanziarie in capo all’imprenditore e/o al professionista, senza necessità di attivare un preventivo contraddittorio con quest’ultimo (art. 32, comma I, n. 7 D.P.R. 600/1973).

Si dirà che la ritenuta alla fonte e la sua evidenza nelle dichiarazioni del sostituto d’imposta di banche e poste consentono un più immediato incrocio dei dati per una più rapida emersione di aree di evasione. Ma diventa facile obiettare che non dichiarare quanto incassato tramite canali bancari appare tecnica di evasione un po’ rozza e che quindi non abbisognava di un nuovo “sofisticato” strumento come la ritenuta alla fonte così congegnata e … così complicata.

Il rischio è quello dell’eterogenesi dei fini: far rifluire nel sommerso un’altra fetta di servizi che invece la detrazione del 36% aveva contribuito ad attrarre a tassazione.

L’esperienza dirà quanto respiro potrà avere questa nuova oggettiva complicazione fiscale.

UPDATE: Con l’approvazione in via definitiva del D.L. 78/2010, anche la ritenuta in esame entra a pieno diritto nel panorama fiscale italiano. L’Agenzia delle Entrate è intervenuta con la Circ. 40/E del 28.07.2010, per cercare di dirimere soprattutto il problema della base imponibile sulla quale commisurare la ritenuta.

Al riguardo l’Agenzia delle Entrate ha innanzitutto precisato che l’obbligo di effettuare la ritenuta grava sulla banca del percipiente il compenso o il corrispettivo, banca che in nessun modo può conoscere le caratteristiche della fattura e quindi la composizione dell’imponibile. Di qui la soluzione empirica adottata dall’Agenzia delle Entrate, la quale indica come base imponibile su cui effettuare la ritenuta l’importo del bonifico in entrata forfetariamente decurtato del 20%. Appare evidente che la soluzione suggerita privilegi la semplicità gestionale ed il buon senso a scapito del dettato legislativo, sol che si pensi che l’aliquota IVA ordinariamente applicabile per le tipologie di interventi in esame è inferiore al 20%. Il che non fa che confermare i rilievi critici su questa estemporanea innovazione, di cui non si sentiva particolare bisogno.

7 Commenti a “Una nuova (inutile?) ritenuta alla fonte: l’art. 25 D.L. 78/2010.”

  1. Anonimo Scrive:

    bekki e bastonati

  2. ABBA SRL Scrive:

    LA SOLITA COMPLICAZIONE ITALIANA CHE FINIRA SUL COSTO CHE LA SIGNORA MARIA DOVRA IN QUALCHE MODO PAGARE

  3. Paola Bottaro Scrive:

    Mi sono ritrovata in banca un bonifico con ritenute d’acconto al 4%senza neppure sapere il perchè dato che si tratta di un privato e non di un’amministrazione.Lafattura fiscale era fatta,non capisco se il privato è obbligato,facendo le detrazioni a richiedere alla banca di trattenere l’aliquota. sostanzialmente serve per dare un gettito immediato.

  4. peppo Scrive:

    e meno male che si vuole combattere l’evasione fiscale!!!!!!!!!!!!!!!!

  5. claudio Scrive:

    il 10%è solo un acconto d’imposta sui ricavi dell’imprenditore esecutore dei lavori, se la signora Maria é attenta l’acconto dell’imposta lo fa pagare a chi esegue i lavori.

  6. Gianluca Scrive:

    Vendo box doccia.
    Mi arrivano bonifici e poi mi vengono decurtati dei soldi direttamente dal conto con la dicitura: RITENUTA ACCONTO ART.25 D.L. 78/2010…. ma non si capisce la decurtazione a quale bonifico è riferita.
    La decurtazione non è del 20% sull’imponibile ma è di meno.

    Quello che non capisco è come faccio a sapere a quale fattura è riferita la decurtazione e soprattutto come fa il mio commercialista a capirlo…

  7. endi Scrive:

    MA LE RITENUTE LE DITTE COME LI POSON AVER INDIETRO

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